Created: Monday, 21 January 2019 11:26 | Rate this article
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Gilberto Pierazzuoli, review of Karl Marx. Biografia intellettuale e politica (1857-1883), PerUnaltracitta.org, January 21, 2019.

 

Karl Marx: 200 anni portati bene


Marcello Musto è professore associato di Sociologia teorica presso la York University di Toronto.

Tra le sue pubblicazioni, tradotte in oltre venti lingue, si segnalano la monografia Ripensare Marx e i marxismi (Carocci, 2011), l’antologia Karl Marx. Introduzione alla critica dell’economia politica (Quodlibet, 2010) e i volumi collettanei Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia (manifestolibri, 2005), Marx for Today (Routledge, 2012), The International After 150 Years (Routledge, 2015), I Grundrisse di Karl Marx (ETS, 2015), L’alienazione (Donzelli, 2010), Lavoratori di tutto il mondo, unitevi! (Donzelli, 2014), L’ ultimo Marx 1881-1883. Saggio di biografia intellettuale, Donzelli, Roma 2016, Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi, Carocci, Roma 2011, Karl Marx, Scritti sull’alienazione. Per la critica della società capitalistica, Testi scelti e introdotti da Marcello Musto, Donzelli, Roma 2018.
Un altro libro su Marx? Sì, ma niente di così scontato: da uno dei più preparati autori sull’argomento, una biografia centrata sul suo percorso intellettuale e politico. Una biografia che segue la nascita e lo sviluppo dei concetti che hanno condizionato la vita politica per quasi due secoli e che trovano un nuovo interesse da parte degli studiosi, al pari di quello che direttamente o indirettamente hanno continuato a significare per le classi popolari di tutto il mondo. Non si tratta di un’ulteriore esegesi dei testi “sacri” del pensatore di Treviri – al limite un aggiornamento basato sulle nuove pubblicazioni della MEGA2 –  ma di uno sforzo per portare alla luce il come l’autore sviluppava il suo ragionamento anche a partire da studi minuziosi e amplissimi che Marx faceva, annotandosi tutto in innumerevoli quaderni.
Questa massa di informazioni ci restituisce un autore assetato di conoscenza che, pur nelle difficoltà economiche e di salute, continua caparbiamente a lavorare alla sua opera principale a partire dalla pubblicazione del primo volume del 1867 che rimane in costante revisione insieme agli ulteriori volumi che usciranno postumi a cura dell’amico e sodale Friedrich Engels. Marx aggiornò più volte l’edizione tedesca in vista di nuove ristampe, mentre partecipava attivamente alle traduzioni inglese e francese della stessa, facendovi aggiunte e aggiornamenti da riversare successivamente nelle altre. Lavorando sui carteggi e sulle lettere, Musto ha raccolto una serie di informazioni che ci restituiscono un Marx che studia i modi di produzione pre capitalisti e le organizzazioni sociali di popolazioni “primitive”. Che fa studi di antropologia, scienze naturali e altre discipline. Che si interessa di evoluzionismo (spedì una copia della prima edizione del primo libro del Capitale a Darwin), proprio per escludere la rilevanza di un evoluzionismo sociale. Nell’ambito dei principi di economia politica, si interessò ai sistemi non capitalisti o pre capitalisti indagando anche il campo verso le comunità che praticavano un uso collettivo delle terre, non escludendo un loro impiego alternativo alla proprietà statale delle stesse. Musto riporta questa citazione: «il rapporto dell’essere umano con le condizioni oggettive del lavoro [era] mediato dalla sua esistenza come membro della comunità […] quanto più risaliamo indietro nella storia, tanto più l’individuo, perciò anche l’individuo che produce, appare privo di autonomia, parte di un insieme più grande» (p. 14), intendendo inizialmente la famiglia, poi la tribù ed infine in quella comunità che è il frutto di una interrelazione (fusione o contrasto tra più tribù. Riflessione che conduce al fatto che il “libero lavoratore salariato” sarebbe comparso alla fine di un percorso storico essendo il prodotto di due contingenze: la dissoluzione delle forme sociali feudali e le nuove forme produttive che si erano formate a partire dal secolo XVI. Ad appartenere a tutte le epoche non era dunque il modo di produzione che prevede il lavoro salariato, ma due cose ben diverse: il lavoro umano e la materia fornita dalla natura. «La circostanza in base alla quale i soggetti che producono sono separati dai mezzi di produzione era il risultato di un processo, celato dal silenzio degli economisti» (p. 17)
Anche il pensiero di Marx era storicamente determinato: durante la crisi del ’57, a partire dalla convinzione che le crisi del capitalismo fossero intrinseche a quel modo di produzione, cicliche e quindi ricorrenti –  ma essendo spesso anche il punto nel quale le contraddizioni si accentuavano, aprendo una finestra entro la quale l’efficacia della lotta di classe e i rapporti di forza erano favorevoli al proletariato – tutto questo, faceva presagire a Marx l’imminenza della “rivoluzione”. Per poi osservare – a conflitti ormai rientrati – l’esistenza di un “proletariato borghese” accanto alla borghesia.
Musto riesce a seguire passo passo (carteggio, carteggio) il percorso intellettuale di Marx pescando tra dichiarazioni, lettere e quei magici quaderni dove Marx annotava e prendeva appunti in relazione alle sue letture. Ecco il mitico “capitolo VI inedito” che se non ci ha fornito nessuna nuova chiave interpretativa del mondo, ci riserva comunque qualche spunto interessante: «Mezzi di sussistenza e mezzi di produzione si ergono di fronte alla forza lavoro, spogliata di qualunque ricchezza materiale, come potenze autonome impersonate dai loro proprietari. Le condizioni necessarie alla realizzazione del lavoro sono estraniate all’operaio, gli appaiono come feticci dotati di volontà e di anima proprie» (p. 66) (per chi fosse interessato al suddetto capitolo, segnalo il libro di Jacques Camatte, Il capitale totale – Il “capitolo VI” inedito de “Il Capitale” e la critica dell’economia politica, Dedalo). Oppure un Marx puntiglioso che chiede a Engels di farsi dare da un suo conoscente alcune informazioni relative alla lavorazione del cotone, senza le quali non poteva “limare” il secondo capitolo del libro primo. O che dichiara di dover sottoporre a un attento esame i nuovi studi di chimica agraria realizzati in Germania, specialmente quelli di Liebig e di Schonbein che sarebbero, su questa materia, più importanti di tutti gli economisti presi insieme. E, se volete studiare sui suoi stessi testi eccone alcuni: “Storia dell’agricoltura, panorama storico dei progressi delle conoscenze agricole degli ultimi cento anni” – “La natura dell’agricoltura. Contributo a una teoria della stessa” – “Clima e regno vegetale nel tempo. Un contributo alla storia di entrambi”.
Dice Musto: «A impressionarlo molto positivamente furono, inoltre, le sue considerazioni di carattere ecologico, dalle quali traspariva la sua preoccupazione circa “la coltivazione [che], procedendo in modo naturale e non dominata consapevolmente, lascia dietro di sé dei deserti”» (p. 83). Eccovi anche una Jenny perfettamente consapevole delle discriminazioni di genere: “a noi donne tocca la parte più dura, perché più meschina. L’uomo si tempra nel combattimento contro il mondo esterno, si tempra faccia a faccia con i nemici, mentre noi – siano i nemici finanche una legione – dobbiamo stare chiuse in casa a rammendare i calzini. Questo non allontana le preoccupazioni e le piccole miserie quotidiane consumano, lentamente, ma in modo inesorabile, la forza e la gioia di vivere” (p. 86).
Il Marx che emerge dalle pagine di Musto è un personaggio per niente dogmatico, variegato e strategicamente preparato, pronto a mettere in atto anche mosse riformistiche; non disdegna perciò l’uso dello Stato, per esempio a proposito del lavoro giovanile: “non possiamo far ciò se non mediante leggi generali, che vengano attuate tramite il potere dello stato. Facendo introdurre tali leggi, la classe operaia non accrescerà la forza del potere governativo. Come ci sono leggi per difendere i privilegi della proprietà, perché non dovrebbero esistere per impedirne gli abusi? […] La classe operaia, allora, tramite una misura generale farà quanto essa tenterebbe invano di compiere con un numero altissimo di sforzi individuali” (p. 102)
C’è un Marx malato che, per questa causa, rimanda la pubblicazione dagli altri libri del Capitale e non riesce a rivedere neanche il primo, in vista di una seconda edizione o per la pubblicazione in altre lingue. Indebitato, costretto a cambiare casa o a chiedere aiuto all’amico di sempre. Ma anche uno studioso che per riposare il pensiero, si dà agli studi matematici che gli sono così connaturati da poterli utilizzare a fini distensivi. Una persona attenta anche alla condizione delle donne, forse anche perché pensa che grandi rivolgimenti storici non sono possibili senza il fermento femminile. Un Marx per niente settario: “la setta cerca la sua ragione d’essere e il suo punto d’onore non in ciò che essa ha in comune con il movimento di classe, ma nel segno di riconoscimento speciale che la distingue da tale movimento” (p. 111). Non era malato di protagonismo: “la cosa più importante[era] di insegnare [ai proletari] a camminare da soli” (p. 110).
Le citazioni di K. Marx sono tra virgolette e in corsivo. Quelle di M. Musto sono tra sergenti.
Marcello Musto, Karl Marx. Biografia intellettuale e politica (1857-1883), Einaudi, Torino 2018, pagine 330, € 30.00.
*Gilberto Pierazzuoli